lundi 12 janvier 2015

Controfuoco, Multitudes Redazione, 11 janvier 2015


http://www.doppiozero.com/materiali/commenti/controfuoco
A due giorni di distanza sono stati perpetrati due orribili atti. Nella redazione di Charlie Hebdo sono state assassinate persone di grande valore, quale che fosse la loro professione o la loro ragione di trovarsi lì. Uomini e donne eccellenti – che preferivano la disobbedienza alla lezione di purezza impartita da un qualsiasi credo religioso o patriottico – sono state ridotte al silenzio. In un supermercato casher, normali cittadini sono stati presi in ostaggio e uccisi. Tutto il nostro affetto e le nostre condoglianze vanno alle famiglie e agli amici di queste persone.

Questi atti sono ingiustificabili. Questa violenza, che porta il vessillo dell’integralismo, è intollerabile anche se viene a ricordarci tutti i difetti e le mancanze delle politiche di integrazione francesi. Riformare queste politiche, sentire l’arabo, ad esempio, negli altoparlanti della metropolitana come qualsiasi lingua europea è un compito essenziale. Ma non basterà a impedire che questi atti tornino a ripetersi.

La prima questione riguarda un fatto di pura e semplice resistenza, ovvero come proteggere dai rigurgiti neoliberali e polizieschi ciò a cui teniamo: la nostra stessa esistenza e quella delle persone a noi vicine, le nostre forme di vita, di collaborazione, di solidarietà.

La seconda riguarda invece più una scelta che una costrizione rispetto all’eredità lasciata da queste giornate: come poter ridere e scherzare ancora, come creare nuovi mondi da vivere senza doverci inginocchiare di fronte a un caporale o a un prete (dalla sottana, spesso, bianco-rosso-blu).

I proiettili che si sono abbattuti su questi due giorni non vengono dal nulla. La “barbarie”, la “follia omicida”, il “terorismo”, il “fanatismo jihadista” sono costruzioni di media portata, composte in realtà da abbandoni, rifiuti che hanno semplicemente trovato una legittimazione che prima mancava.

Il primo imperativo è quindi di identificare queste politiche distruttive, comprendere alcune tra le loro cause più profonde e distinguere le reazioni che contribuiscono ad alimentarle da quelle che aiutano a spegnerle – per far vivere al meglio il nostro desiderio di una vita pluralista e aperta. Per orientarci all’interno dello sgomento che ci ha colpiti oggi, noi proponiamo i cinque seguenti principi:

1 ) Respingiamo con forza qualsiasi discorso “di guerra”. Tutti coloro che fanno appello alla “guerra” contro il terrorismo non fanno altro che gettare benzina sul fuoco. Come hanno perfettamente dimostrato i diversi fallimenti dell’era Bush, ogni guerra al terrorismo non fa che nutrire il terrorismo stesso o comunque minare le buone ragioni per cui ci si batte contro di lui. Contro i proclami paralleli di chi chiama alla guerra “santa” o “repubblicana”, coltiviamo politiche di pace.

2 ) Rifiutiamoci di designare i nostri nemici: identifichiamo piuttosto dei veleni. Invece di nemici contro i quali combattere, indentifichiamo il veleno che spinge alcuni di noi a diventare nostri nemici. Neutralizzare questo veleno, comprenderlo e poi diffonderne l’antidoto farà la forza delle politiche di pace che ci permetteranno domani di scampare alle vendette di ieri.

3 ) Comprendiamo la potenza delle emozioni: cerchiamo le ragioni del cuore. Noi ci ritroviamo disgustati di fronte agli appelli alla vendetta per la strage di Charlie Hebdo tanto quanto lo siamo rispetto ai messaggi di giubilo per la realizzazione di una fatwa. Per quanto inquietanti siano, questi sentimenti sono comunque realtà da prendere in considerazione. Dobbiamo quindi cercare di coglierne le cause motrici. Anche se “irrazionali”, le emozioni altrui devono essere rispettate in quanto tali. Comprendere le loro ragioni, ridurne o eliminarne le cause, in particolare attraverso il sistema educativo e la condivisione delle conoscenze, è il solo modo per sventarne per sempre gli effetti devastanti!

4 ) Difendiamo la libertà: riconosciamola come inseparabile da un’uguaglianza che oggi come oggi non può che essere planetaria. Il veleno jihadista e i suoi succedanei integralisti devono essere trattati come sintomi di squilibri profondi, esacerbati dall’intensificazione parallela della comunicazione planetaria e delle ingiustizie locali. Noi desideriamo tutti difendere la libertà di pensiero, di espressione, di stampa, mediatica, ma anche e soprattutto la libertà di tutti i cittadini del mondo di ridere e gridare. Questo augurio resterà tuttavia vano e inefficace finche non arriverà ad articolarsi attraverso politiche di pace e la costruzione di nuovi sistemi di pensiero e di vita fondati sulla riduzione delle diseguaglianze; diseguaglianze economiche tra le diverse regioni di un mondo dalla comunicazione ormai fluidificata; diseguaglianze sociali tra i quartieri di metropoli ghettizzate; diseguaglianze di accesso alla visibilità e alla legittimità mediatiche.

5 ) Sappiamo che certi fuochi si nutrono degli sguardi che li alimentano: facciamo attenzione alla nostra stessa attenzione. Una delle particolarità delle nostre società mediatiche è costituita dal fatto che si strutturano intorno ad attrattori di attenzione di cui il “terrorismo” fornisce l’illustrazione più emblematica: ci sono atti “terroristici” perché/affinché i nostri media parlano/parlino di questi stessi atti “terroristici”.

Le politiche di pace devono portare a considerare la nostra attenzione come una risorsa troppo preziosa per lasciarsi risucchiare da questa dinamica di auto-consunzione. Diventiamo allora eretici della penna, della matita o perfino del legno, del cemento, del silicio, della pastella per le crêpes con gli occhi sfavillanti e curiosi verso ogni direzione.

Multitudes. Revue politique, artistique, philosophique
www.multitudes.net

Riceviamo da Yves Citton, nostro collaboratore, questo testo della rivista Multitudes, che volentieri pubblichiamo. Traduzione di Isabella Mattazzi.

dimanche 11 janvier 2015

Pétition Pour la constitution d’un gouvernement d’union nationale et le lancement des Etats généraux de la République



L’incroyable mobilisation citoyenne des derniers jours et l’apothéose des défilés de ce dimanche 11 janvier à Paris et dans toute la France ne doit pas être un point final mais l’occasion d’une véritable remise à plat du pacte républicain qui tienne compte des attentes et des espérances.

L’enjeu dépasse la question de la lutte contre le terrorisme et les fanatismes religieux et la nécessaire réaffirmation de l’Etat de droit. Les risques de divisions, de stigmatisations et de replis communautaires sont réels. Il s’agit de repenser les conditions du vivre ensemble dans une société plurielle et ouverte sur le monde qui remette en avant les principes fondamentaux de Liberté, d’Egalité et de Fraternité, une République pour toutes et pour tous, quelles que soient nos origines, nos convictions et nos croyances.

Passée cette phase de deuil, de communion et de rassemblement, nos politiques doivent immédiatement se mettre à la hauteur des enjeux, dépasser les querelles politiciennes qui s’annoncent et éviter les captations du mouvement citoyen à des fins électoralistes. La réponse ne réside pas dans des ajustements à la marge d’un système soumis au spectacle médiatique de la politique émotionnelle, mais dans le retour d’une vision à long terme pour l’éducation, la santé, l’économie, la sécurité, la culture et l’environnement.

Nous appelons le Président de la République à former un gouvernement d’Union nationale et à lancer des Etats généraux de la République qui permettent de canaliser les énergies déployées et de porter le débat des quartiers de nos métropoles jusqu’au plus petit de nos villages, des écoles jusqu’aux universités.

Au lendemain d’une mobilisation sans précédent, nous avons l’occasion historique de construire ensemble la République du XXIème siècle, une République citoyenne, laïque, plurielle et ouverte sur le monde.

N’attendons pas pour passer de la résistance à l’offensive.

Guillaume Drevon, Luc Gwiazdzinski
Grenoble, 11 janvier 2015

samedi 10 janvier 2015

Contre-feu : cinq principes pour demain, Comité de rédaction de la Revue Multitudes, Rue89, 10 janvier 2015


http://rue89.nouvelobs.com/2015/01/10/contre-feu-cinq-principes-demain-257006

Deux actes horribles ont été perpétrés à deux jours d’intervalle. Dans les bureaux de Charlie Hebdo, ont été assassinés des gens remarquables, quelles que soient leur profession ou leur raison de se trouver là. Des figures singulières, qui préféraient l’insoumission aux leçons de pureté des religions comme des nations, ont été réduites au silence. Dans un supermarché casher, des anonymes ont été pris en otages et tués. Nous exprimons notre sympathie et nos condoléances aux familles touchées et à leurs proches.
Ces actes sont injustifiables. Cette violence, drapée dans l’intégrisme, est intolérable, même si elle vient nous rappeler tous les défauts des politiques d’intégration de la France. Réformer ces politiques, faire entendre l’arabe dans le métro comme n’importe quelle langue européenne par exemple, est une tâche essentielle. Mais elle ne suffira pas à empêcher la reproduction de tels actes.
La première question est de l’ordre de la résistance : comment protéger des sursauts néolibéraux et policiers ce à quoi nous tenons, nos existences et celles de nos proches, nos formes de vie, de collaboration, de solidarité ?
Mais la seconde tient de l’héritage choisi plutôt que subi : comment rire et se moquer encore, comment créer de nouveaux mondes à vivre, sans avoir à s’agenouiller devant le caporal chef ou le prêtre (dont la soutane est parfois bleu blanc rouge) ?

S’orienter au sein du désarroi présent
Le feu qui a frappé ces deux jours ne vient pas de nulle part. La « barbarie », la « folie meurtrière », le « terrorisme », le « fanatisme djihadiste » sont des constructions de moyenne portée, faites d’abandons et de rejets qui ont trouvé la légitimité qui leur manquait.

L’impératif premier est d’identifier ces politiques destructrices, de comprendre certaines de leurs causes plus profondes, de distinguer entre les réactions qui contribuent à les alimenter et celles qui aident à les éteindre – pour mieux faire vivre et revivre notre désir de vie plurielle et ouverte. Pour nous orienter au sein du désarroi présent, nous proposons les cinq principes suivants.

1. Nous rejetons tous les discours va-t-en-guerre
Tous ceux qui en appellent à la « guerre » contre le terrorisme ne font que jeter de l’huile sur le feu.
Comme l’ont montré les échecs des années Bush, toute « guerre contre le terrorisme » ne fait que nourrir « le terrorisme », ou saper les bonnes raisons pour lesquelles on se bat contre lui.
Contre les cris parallèles de ceux qui en appellent à la guerre, « sainte » ou « républicaine », cultivons des politiques de paix.

2. Nous refusons de désigner nos ennemis ; nous identifions des poisons
Plutôt que des ennemis contre lesquels nous battre, identifions les poisons qui poussent certains d’entre nous à devenir nos ennemis.
Neutraliser ces poisons, en penser puis en diffuser les antidotes fera la force des politiques de paix qui permettront à demain d’échapper aux vengeances d’hier.

3. Nous comprenons la puissance des émotions ; nous cherchons les raisons du cœur
Nous sommes tout autant dégoûtés par les appels à la vengeance face à l’assassinat de Charlie Hebdo que par les messages de jubilation face à l’accomplissement d’une fatwa.
Aussi inquiétants soient-ils, ces sentiments n’en sont pas moins des réalités à prendre en compte. Et dont il faut essayer de saisir les causes motrices. Même « irrationnelles », les émotions d’autrui doivent être respectées en tant que telles.
Comprendre leurs raisons, en réduire ou éliminer les causes, en particulier par l’éducation et le partage des connaissances, est la seule façon d’en déjouer à terme les effets dévastateurs !

4. Nous défendons la liberté ; nous la reconnaissons comme inséparable de l’égalité qui ne peut aujourd’hui être que planétaire
Le poison djihadiste et ses ersatz intégristes sont à traiter comme des symptômes de déséquilibres profonds, exacerbés par l’intensification parallèle des communications planétaires et des inégalités locales.
Nous souhaitons tous défendre la liberté, de pensée, d’expression, de la presse et des médias, mais aussi et surtout de tous les citoyens du monde désirant rire et crier.
Ce souhait restera cependant vain, pieux et inefficace tant qu’il ne s’articulera pas à des politiques de paix et à la construction d’autres systèmes de pensée et de vie, fondés sur la réduction des inégalités : inégalités économiques entre les différentes régions d’un monde aux communications fluidifiées ; inégalités sociales entre les quartiers de métropoles ghettoïsées ; inégalités d’accès à la visibilité et à la légitimité médiatique.

5. Nous savons que certains feux se nourrissent des regards qui les attisent : faisons attention à nos attentions
Une des particularités de nos sociétés médiatiques est qu’elles se restructurent autour d’attracteurs d’attention dont « le terrorisme » fournit l’illustration la plus emblématique : il y a des actes « terroristes » parce que (et pour que) nos médias parlent de ces actes « terroristes ».
Les politiques de paix impliquent de considérer nos attentions comme une ressource trop précieuse pour se laisser happer dans cette dynamique d’auto-consomption.

Soyons des hérétiques de la plume, du crayon ou même du bois, du béton, du silicium et de la pâte à crêpes, avec des yeux furetant dans toutes les directions.


vendredi 2 janvier 2015

Expérimentations Master Innovation et territoire dans la semaine de l'innovation publique

Les expérimentations du Master Innovation et territoire (www.masteriter.fr) de la plateforme des temps et des mobilités (IGA-UJF-SMTC) présentés dans la synthèse de la semaine de l'innovation publique (Secrétariat général pour la modernisation de l'action publique).

http://www.modernisation.gouv.fr/la-semaine-de-linnovation-publique/revivez-la-semaine-de-linnovation-publique

dimanche 28 décembre 2014

Appel à contribution « Habiter (la nuit) / Inhabiting (the night) », Revue Intermédialités, 2015, Will Straw, Luc Gwiazdzinski


Appel à contribution
« Habiter (la nuit) / Inhabiting (the night) »

pour le no 26 (automne 2015) de la revue Intermédialités : Histoire et théorie des arts, des lettres et des techniques

Sous la direction de :
Luc Gwiazdzinski (Université Joseph Fourier) et Will Straw (Université McGill)

Intermédialités est une revue référencée biannuelle qui publie en français et en anglais des articles évalués de façon anonyme par un comité de lecture.

Pour de plus amples informations sur la revue, vous pouvez consulter son site web [http://www.intermedialites.com], ainsi que ses anciens numéros accessibles en ligne sur la plateforme Erudit [http://www.erudit.org/revue/im/apropos.html]

Les articles soumis ne doivent pas dépasser 6 000 mots (40 000 caractères espaces compris) et peuvent comporter des illustrations (sonores, visuelles, fixes ou animées).

Il est demandé aux auteurs d’adopter les normes du protocole de rédaction de la revue disponible à l’adresse suivante : http://cri.histart.umontreal.ca/cri/fr/intermedialites/protocole-de-redaction.pdf

Les articles doivent être envoyés aux deux directeurs du numéro thématique, aux adresses suivantes : William Straw [william.straw@mcgill.ca] et Luc Gwiazdzinski  [luc.gwiazdzinski@ujf-grenoble.fr]
Date de remise des articles : 1er septembre 2015.

Thème :  
La dernière décennie a vu l’émergence d’un nombre important de travaux scientifiques traitant de la nuit urbaine. Des approches historiques larges telles que celles de Wolfgang Schivelbusch, Simon Delattre ou Joachim Schlör ont été suivies par des études plus spécialisées dans des disciplines telles que l’urbanisme, la géographie, la conception de l’éclairage, l’histoire du divertissement ou les études culturelles.
Les gouvernements des villes à travers le monde s’orientent vers l’élaboration de politiques de contrôle ou d’ouverture de la nuit. Différents acteurs se mobilisent pour produire des « manifestes » ou interviennent dans l’élaboration de diagnostics au sujet de la nuit urbaine. Colloques et rencontres scientifiques se multiplient souvent en collaboration avec des groupes communautaires ou avec les gouvernements des villes.
Au milieu de ce tourbillon d’initiatives, la question du rapport entre nuit urbaine et médias reste peu développée comme objet d’investigation.
Les histoires de la nuit urbaine mettent surtout l’accent sur le rôle de l’électrification dans la transformation des espaces nocturnes de travail, d’interactions sociales et de vie culturelle. Cependant, le lien entre ces transformations et les changements survenus au sein des économies de l’information et dans les formes d’expression culturelle reste peu étudié. Si les grands  médias du 20ème siècle (le cinéma, la radio, la télévision et le journal à grand tirage) ont occupé différents créneaux horaires du cycle de 24 heures cet aspect de leur insertion dans la vie sociale et industrielle nous invite à poursuivre l’analyse, et à tenir compte du fait, qu’aujourd’hui, l’augmentation des systèmes de contenu à la demande et la généralisation de l’Internet entrainent un désengagement des médias sur des temps particuliers, et des modifications conséquentes dans le cycle de 24 heures lui-même.
De quelle manière, la ville la nuit agit-elle sur les formes médiales elles-mêmes et intervient-elle en elles ? La nuit a été envisagée, dans des œuvres poétiques et scientifiques, comme territoire, « parenthèse » dans le cycle des 24 heures, substance et scène. De même, la nuit est à la source de catégories distinctes d’expression artistique, comme le montrent les ambiances nocturnes visuelles et sonores  qui constituent le genre même du film noir. Récemment, des cartographies de la nuit urbaine offrent des moyens élaborés de rendre compte de la nuit en termes visuels ou audiovisuels. Tous ces traitements de la nuit sont engagés, explicitement ou implicitement, dans la définition d’une économie plus large de la nuit qu’il nous faut explorer.

Habiter (la nuit) réunira des textes portant sur les diverses façons dont la nuit urbaine est traitée par les médias qui la cartographient, la structurent, la représentent et la transforment.


Call for submissions
« Habiter (la nuit) / Inhabiting (the night) »
Articles are invited for the volume (number 26, Fall 2015)

A thematic issue of the journal
Intermédialités:  Histoire et théorie des arts, des lettres et des techniques /
Intermediality: History and Theory of the Arts, Literature, and Technologies

Issue editors:
Luc Gwiazdzinski (Université Joseph Fourier), Will Straw (McGill University)

For more information on Intermédialités/Intermediality please visit the journal website at http://www.intermedialites.com
Issues of the journal are available through the on-line portal Erudit : http://www.erudit.org/revue/im/apropos.html

Intermédialités/Intermediality is a refereed, bilingual journal and we invite submissions in French and English.  Authors are requested to follow the protocol for submitted manuscripts at http://cri.histart.umontreal.ca/cri/fr/intermedialites/protocole-de-redaction.pdf

Submissions should be no longer than 6,000 words (40,000 characters, including spaces), could include audio, visual, still or animated illustrations when appropriate, and should be sent as email attachments to the issue editors:
Luc Gwiazdzinski – luc.gwiazdzinski@ujf-grenoble.fr
Will Straw - william.straw@mcgill.ca

Deadline for submissions:  September 1, 2015

Description:
The last decade has seen a significant number of scholarly works dealing with the urban night.  Broad histories such as those of Wolfgang Schivelbusch, Simon Delattre and Joachim Schlör have been followed by more specialized studies from within such disciplines as urban policy, geography, lighting design, entertainment history and cultural studies.  City governments throughout the world are moving to devise policies to control or open up the night. Activists have moved explicitly to produce “manifestos” or other interventions aimed at the status of the urban night.  Colloquium and other scholarly meetings, often in collaboration with community groups or city governments, have proliferated.
Amidst this flurry of activity, the status of the urban night in relation to media forms remains undeveloped as an object of investigation.  Histories of the urban night will stress the role of electrification in transforming the spaces of nocturnal labour, interaction and culture, but the place of these transformations within shifting economies of information and cultural expression remains under-examined.
Although the great media forms of the 20th century (cinema, radio, television and the mass-circulation newspaper) occupied particular intervals within the 24-hour cycle, this aspect of their social-industrial life invites further analysis.  So, too, does the effect on the 24-hour cycle of the disengagement of media from punctual parts of that cycle, through the rise of content-on-demand systems and the generalization of the Internet.
In what ways, this issue will ask, is the urban night implicated within medial forms.  The night has been conceptualized, within poetic and scholarly works, as territory, parenthesis, substance and scène:  Likewise, the night has inspired distinctive categories of artistic expression, from the musical and visual nocturne through the film noir.  Recently, cartographies of the urban night offer increasingly complex ways of rendering that night in visual or audiovisual terms.  All of these treatments of the night are engaged, explicitly or implicitly, in defining a broader expressive economy of the night.
Habiter (la nuit) will bring together texts which examine the variety of ways in which the urban night is marked by those media which map, structure, represent and transform it.

mercredi 17 décembre 2014

"L'hybridation des Alpes", 2ème Université des Alpes, Megève, 19-20 septembre 2014

"L'hybridation des Alpes", 2ème Université des Alpes, Megève, 19-20 septembre 2014
extrait Alpes magazine

Retour sur les débats de la 2ème Université des Alpes, Megève, 19-20 septembre 2014 portée par Olivier Turquin avec Martin Vanier, Thierry Ménissier, Antoine Baecque, Luc Gwiazdzinski

Extrait Alpes Magazine

Prix de la jeune recherche :

(1er prix)
Florent Cholat, Master 2 Innovation et territoire,  Le vieillissement en montagne : qui est dépendant de qui ? Université Grenoble Alpes - Laboratoire Politiques publiques, ACtion politique, TErritoires (PACTE).

Lauranne Jacob, doctorante en Géographie, Gouverner la frontière en montagne : de l’hybridation à l’innovation - Université de Grenoble Alpes et Université de Genève - Laboratoires PACTE, CERDHAP et LABEX ITEM.

Antoine Tabourdeau, doctorant en Géographie, Les Alpes font feu de tout bois : frictions autour du bois énergie.  - Université Grenoble Alpes - Laboratoire PACTE et IRSTEA.



"Il faut développer la ville malléable", Interview, Luc Gwiazdzinski, L'Express, 16 décembre 2014

Strasbourg: "Il faut développer la ville malléable"
Interview, L'Express, 16 décembre 2014

Strasbourg doit-elle devenir plus festive la nuit pour mériter son statut de capitale européenne?
C'est nécessaire si elle veut rester dans la course. Une ville qui attire et se développe a forcément une activité nocturne. Le marketing nocturne, ça existe!

L'image de Strasbourg n'est-elle pas à la hauteur?
Il y a eu un début d'évolution. Depuis quelques années, par exemple, les cartes postales présentées en ville ont évolué. Autrefois, 90% des images étaient prises de jour. Aujourd'hui, avec l'éclairage des monuments, les représentations nocturnes sont devenues plus nombreuses.

Mais la vie nocturne n'est pas qu'une affaire de touristes. C'est d'abord une question de bien-être pour les citadins...
C'est une question de société. La nuit est une caricature du jour. Si on arrive à régler les conflits du vivre ensemble la nuit, on arrivera d'autant mieux à les régler le jour. Les SDF, qui sont déjà exclus de jour, sont ­totalement hors course la nuit. A l'inverse, un citadin bien intégré en journée grâce aux réseaux sociaux aura une infinité de choix s'il veut passer une bonne soirée...

Quels changements avez-vous observé dans les comportements nocturnes?
Les gens consomment la ville différemment. On leur interdit de fumer dans les bars? Ils sortent dans la rue. Le téléphone portable a aussi changé les choses. Jusqu'au dernier moment, on ne sait pas où l'on va. Un coup de fil permet de connaître les lieux animés et de s'y rendre. Les soirées se nomadisent. Ces pratiques, il est impossible de les organiser.

Doit-on séparer les lieux de vie de la journée et ceux de la nuit pour disposer d'une ville apaisée?
On a beaucoup travaillé sur du développement urbain séparé: un endroit où l'on dort, un autre où l'on travaille, un troisième où l'on s'amuse, un dernier où l'on s'approvisionne. L'industrie, l'artisanat et la culture, moteur de la vie nocturne, ont été sortis de la ville. Si on continue ainsi avec les restaurants et les bars, on va finir par la tuer!

Quelle serait la solution?
La nuit, c'est un temps habité. Strasbourg doit enfin organiser ses états généraux de la nuit, comme Paris ou Lausanne. On y inviterait les étudiants, les associations, les personnes âgées, les représentants de la chambre de commerce pour un diagnostic participatif. Une solution innovante que les Strasbourgeois n'ont pas encore exploitée.

Cette intelligence collective peut- elle aussi régler les problèmes d'engorgement en journée?
Oui, bien sûr. Les premières politiques temporelles sont apparues en Italie. Strasbourg a mis en place un bureau du temps, c'est un premier pas. Je développe l'idée d'une ville malléable. Il faut arrêter de construire un bâtiment par fonction. L'exemple criant, c'est celui du Parlement européen. Il n'est utilisé que trois jours et demi par mois, on aurait pu faire beaucoup mieux! Faisons en sorte que les bâtiments existants servent à une chose différente le matin, l'après-midi, le soir et la nuit.

Votre concept de ville malléable peut-il fonctionner vingt-quatre heures sur vingt-quatre?
Tout à fait. Une place de mairie peut, le soir, devenir un terrain de football. Avec un mobilier urbain qui se transforme, elle pourrait même devenir une scène de théâtre. Aujourd'hui, quand on a l'idée d'un théâtre, on fabrique un "objet célibataire", on le pose en périphérie, on s'y rend un soir et, le reste du temps, il ne fonctionne pas. Il faut réinventer de nouvelles règles pour que les habitants des grandes villes puissent travailler ensemble sur la succession des activités, de nuit comme de jour. Les artistes peuvent nous aider à repenser l'espace public.


En savoir plus sur :
http://www.lexpress.fr/region/alsace/strasbourg-il-faut-developper-la-ville-malleable_1630560.html#j1vmZB0FrsDmjgM3.99